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In fondo, sono «ere temporali» e semplice intelligenza naturale, non artificiale.

Riconosco chi è sempre stato casa.

Riconosco le rarissime eccezioni che potrebbero diventarlo, senza vincoli o obblighi, riconoscendomi per ciò che sono non per ciò che dovrei essere:
coloro le quali non si riconoscono allo specchio e si ritengono legittime meritevoli della mia essenza naturale.

In fondo è puro potere ineguagliabile che prescinde da ruoli competenze e attribuzioni di facciata.

Disconosco chi è stato casa nella forma, ma non nella sostanza.

Disconosco chi ha avuto il privilegio della mia presenza e della mia essenza senza averne avuto cura, senza esserne stato meritevole.

Non riconosco autenticità nelle costruzioni teatrali che non trovano riscontro nella realtà, né nella coerenza delle parole e dei silenzi.

Ne consegue il riscontro e la certificazione della seguente declinazione:

L’assenza dell’essenziale.

La perseveranza di un sistema inerziale.

Riconoscimento e conseguente disconoscimento di chi lo alimenta o contribuisce consapevolmente a mantenerlo, attraverso le proprie scelte e omissioni: una responsabilità che diviene intenzionalità dell’intenzione.

Riconosco le rarissime eccezioni che, per me, sono casa.

Non necessariamente un legame familiare, ma una realtà che va oltre ciò che si può rappresentare.

La semplicità della verità e dell’onestà, in cui mi riconosco da sempre.

L’infallibile perfezione «della spersonalizzazione della falsificazione della personalizzazione», che non necessita della mia compiacenza: quella di chi si riconosce dalla nascita e nella propria evoluzione.

E di cui sono individualmente detentore, o meglio proprietario esclusivo: me stesso.

Per il resto, in tutta evidenza:

La rappresentazione teatrale di una rappresentanza priva di sostanza.

La responsabilità di chi risponde delle proprie scelte e delle proprie omissioni.

Le attribuzioni pubbliche e private esercitate senza le competenze necessarie.

La rivendicazione di condotte disdicevoli, come se rivendicarle bastasse a renderle legittime.

Lo svuotamento della funzione, di cui sopravvive la forma, mentre si continua a reclamarne l’autorità.

La pretesa di essere ciò che, nella realtà, non si dimostra di essere.

L’inefficacia e l’inefficienza di chi confonde il potere attribuito con l’autorevolezza che nasce dalle qualità e dalle capacità.

Un pensiero alle donne che ancora non si riconoscono nella propria pienezza e che legittimamente aspirano a esprimerla.

Basterà un «Buona giornata».

Analizzerò per comprendere.
Valuterò ciò che emerge.
Giudicherò sulla base di ciò che avrò compreso.

Né più né meno, per ciò che sono ab origine e per ciò che divengo nella mia evoluzione naturale.

La forma che rivela l’assenza di sostanza.
L’attribuzione che pretende, da sola, di legittimare l’esercizio di una funzione.
La responsabilità che permane anche quando viene negata.

Il sistema inerziale che, quando viene consapevolmente mantenuto, cessa di essere soltanto inerzia e diventa una scelta.

L’intenzione prende forma nelle scelte.

Si manifesta nello spazio.

Si conferma nel tempo.

E ne consegue che scelgo il
Silenzio.

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