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Semplicemente: verità.

Non è politica di riflesso:
è la valutazione che diviene giudizio.

Spazio / Tempo.

Spersonalizzazione, non patetica disinformazione né falsa, profetica personalizzazione.

Il mio pensiero, come sempre, è privo di riflesso.

Privo del riflesso dell’appartenenza.
Privo del riflesso dello schieramento.
Privo della necessità di collocarsi da una parte per poter giudicare l’altra.

Evidentemente non sono riuscito a spiegarmi bene.
O, più semplicemente, non avete capito.

Rendendovi, così, artefici delle vostre scelte e delle loro conseguenze.
Divise o non divise.

È di tutta evidenza che vivo in un Paese, una Nazione, uno Stato nel quale troppo spesso si aggredisce il libero e rispettoso esercizio del pensiero, in qualsivoglia modalità esso si manifesti.

Non vi vedo e non vi sento, salvo rarissime eccezioni.

Questa è la mia sentenza morale, civile, politica, culturale, economica, sociale, geografica e, soprattutto, antropologica.

Io scelgo la distanza.

E invito a non avvicinarsi e a non rivolgermi la parola, salvo rarissime eccezioni.

Non mi ergo a voce di alcuno schieramento.
Non rappresento fazioni, appartenenze o ideologie.

E soprattutto non considero la vita un’iscrizione permanente al combattimento intellettuale.

Non intendo trascorrere il mio tempo confrontandomi con pensieri costruiti per slogan, formule predefinite, automatismi collettivi o parole prese in prestito.

L’intelligenza che riconosco è anzitutto quella naturale: la capacità di osservare, comprendere, dubitare, distinguere e formulare autonomamente un pensiero.

La meritevolezza, per me, comincia anche da qui.

Per questo scelgo il silenzio.

Non per ostilità.
Non per appartenenza.
Ma perché considero il pensiero libero qualcosa che non può essere subordinato a una bandiera.

Il mio pensiero è privo di “ismi”.

Non ragiono per riflesso politico, economico, sociale o culturale.

Destra, sinistra, centro.

In alto, in basso.

Divisi o non divisi.

Quando l’appartenenza viene prima del pensiero, per me cambia poco.

Non mi interessano le fazioni.
Non mi interessano i colori.

Mi interessa qualcosa di molto semplice da pronunciare e molto più difficile da praticare:

pensare liberamente.

E in Italia, dal 2012 a oggi, ciò che osservo mi conduce a una considerazione precisa: troppo spesso il libero esercizio dei diritti e dei doveri, quando praticato nel rispetto degli altri, incontra aggressività verbale, delegittimazione e, nei casi più gravi, aggressione fisica.

Per me il reale presupposto della convivenza rimane invece elementare:

libertà, rispetto, diritti e doveri.

Nel lavoro come nello svago.
Nella dimensione privata come in quella pubblica.
Nella vita, a trecentosessanta gradi.

Esistono dinamiche alle quali scelgo di non appartenere.

E poi c’è la Natura.

La si può ignorare.
La si può sfidare nella presunzione di poterla ricondurre alle nostre categorie.

Ma essa continua il proprio corso e continua a ricordarci, con una forza immensamente superiore alla nostra, quanto siano limitate molte pretese umane.

La Natura non conosce destra o sinistra.

Non riconosce bandiere.
Non aderisce a ideologie.
Non domanda appartenenze.
Non si adegua ai nostri slogan.

La Natura non umilia per appartenenza: ridimensiona tutti.

E davanti alla Natura, al tempo e alla realtà, molte delle categorie attraverso le quali pretendiamo di dividere il mondo mostrano improvvisamente tutta la loro piccolezza.

Perché prima delle categorie viene l’essere umano.

E prima delle appartenenze dovrebbe venire il pensiero.

Scrivo e penso anche rivolgendomi idealmente ai miei simili, ma mai e poi mai mi ergerei a loro voce.

Perché il pensiero — individuale, collettivo o collegiale — dovrebbe nascere da un presupposto preliminare, saldo e riconoscibile.

Quale?

Il sano intelletto.
L’educazione.
La capacità di discernimento.
L’intelligenza accompagnata dalla responsabilità di utilizzarla.

Qualità preziose proprio perché non possono essere sostituite da uno slogan, da una tessera, da un’appartenenza o dal semplice adeguamento alla maggioranza.

Ascoltare realmente.
Osservare.
Valutare.
Discernere.

Alla fine ciascuno diventa, progressivamente, artefice delle proprie scelte e delle conseguenze che esse producono.

Io ho osservato.
Ho ascoltato.
Ho valutato.

Ho tratto le mie conclusioni.

Gli altri traggano, liberamente, le proprie.

Non aggiungo altro.

Il resto non avrà bisogno delle mie parole.

Lo diranno il tempo e la realtà.

Non avvicinatevi e non rivolgetemi la parola, salvo quelle rarissime eccezioni che riconoscerò nelle manifestazioni autentiche, oneste e concrete della natura umana.

Non per appartenenza.
Non per convenienza.
Non per proclamazione.

Ma per ciò che realmente si è e per ciò che concretamente si dimostra.

Ne consegue, nello spazio e nel tempo, una sola destinazione per tutto il resto.

Quella che avete scelto con il vostro libero discernimento:

l’assoluta indifferenza.
L’assoluta irrilevanza.

Semplicemente:

verità.

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Simone Zurru

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