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IL “NOI” E LA FRATTURA DELL’APPARTENENZA

Noi, abbiamo sempre fatto, con l’onesta povertà dei nostri mezzi, di cui siamo fieri, ogni sforzo, per essere presenti alla costruzione di quel percorso comune, finalizzato al superamento delle difficoltà, che nello spazio e nel tempo, ogni singolo membro appartenente alla comunità universalmente intesa, poteva dover far fronte.

In premessa, tengo a precisare che, antiche tradizioni, rapporti amicali e liberi rappresentano la chiave di lettura, di quella che vuole essere il legittimo esercizio di un’analisi critica, da stimolo a tutti coloro che fanno parte di quelle forze sane, che mai hanno vissuto di trasformismi, ma bensì seguito un percorso a difesa dei valori sociali di unità, pace, democrazia e solidarietà.

Pericolose involuzioni, evidenziano un imbarbarimento inaccettabile e intollerabile, di chi con assoluta inadeguatezza detiene il potere, privi di spessore ad ogni livello.

Personificare il percorso di analisi e studio di tali dinamiche, è il preventivato elefantiaco atteggiamento di chi ha determinato l’irreversibile lacerazione, alterazione e degenerazione del sistema, il quale richiede da tempo un ripristino nei suoi tratti essenziali.

Altresì non bisogna cadere nel tranello di leggere la presente, come una richiesta di aiuto, ma bensì nell’abbattimento di quegli ostacoli di ogni natura che immotivatamente discriminanti, si presentano quotidianamente dall’anno zero (0) ad oggi, di fronte ai titolari di determinati STATUS.

Consapevole di non essere il solo a trovarsi in tale situazione, sono chiamato, per quanto di mia competenza, a interagire, con i miei simili, per un capovolgimento e rovesciamento del sistema di prepotenza ed arroganza, programmato e pianificato, nei dettagli da singoli aggregamenti di individui, che con atteggiamenti di indifferenza, condotte omissive o intenzionalmente vessatorie, che siano, hanno contribuito e contribuiscono a mantenere in piedi questo stato di cose.

Atti di stimolo e d’impulso al rispetto delle nostre origini, tradizioni, valori, sono stati intenzionalmente disattesi, i cui indici sintomatici e le cause generative, non richiedono delucidazione alcuna.

Il problema era il rispetto dell’essenza dei rapporti e relazioni libere e amicali che sono al centro di una universale visione della vita e delle società anche diversificate tra loro.

La costruzione di una qualsivoglia entità avviene collegialmente con la condivisione di tempi e modalità.

Qualora vi fosse la negazione arbitraria e intenzionale di tale immenso principio, la mancata applicazione delle cognizioni generali e fondamentali attinenti all’appartenenza fisica, sociale, e umana, universalmente intesa, che non deve mai difettare, vi sarebbe la lesioni di beni di rilevanza apicale.

Se così, non fosse, sarebbe assai difficile, se non impossibile vedere e riconoscere, a molti di noi, l’esistenza in natura di determinate soggettività.

L’ignobile rivendicazione nello spazio e nel tempo, della violazione dei diritti, che non sono nella disponibilità di alcuno, essendo propri della dichiarazione universale dei diritti umani, necessitano di una reazione ferrea e decisa da parte di tutti coloro i quali, vivono e agiscono secondo sapienza e non saccenza.

Precisato che, in tanti hanno storicamente lottato a difesa di questi diritti e in tanti sono la continuazione e la garanzia del percorso attuativo dei diritti e doveri universalmente riconosciuti, seppur con le sue evoluzioni storiche temporali.

Si evidenzia che, non vi può essere sensibilità alcuna verso condotte di singoli associati, tanto meno di una qualsivoglia maggioranza, che si volessero ergere al di sopra di un codice comportamentale universalmente intangibile.

Via quindi le ombre che ad arte, ignobili inetti, cercano di sovrapporre, con tattiche di bassissimo profilo alla piena realizzazione dell’immenso principio dell’esistenza in natura, di principi cardine che vigilano eternamente sull’umano pensiero in tutte le sue manifestazioni, qualora siano rispettose delle libertà e delle strutture normative guida.

Il silenzio assordante, è mio malgrado, lo strumento distintivo di un percorso di analisi ex ante, in itinere ed ex post di tali dinamiche, che non necessita di ulteriori discussioni, ma è altresì la sintesi esplicativa, dell’inesistenza di argomentazioni in senso contrario per diverse ragioni, ma tutte riconducibili e collocabili in una sottile via di mezzo percepibile ai pochi, tra rigide visioni giustizialiste e flessibili visioni garantiste, tra rigide visioni dirigiste e flessibili visioni di un laissez-faire di antica memoria.

Se memoria non ci inganna, da un’attenta analisi emerge che siamo sommersi da prediche e predicatori del nulla.

Antropologicamente la superiorità di alcuni gruppi sugli altri rilevabile dalla diversità dell’eredità sociale e cultura e il concetto chiave delle connotazioni valoriali genetiche e sociali;

Storicamente tutti i sistemi culturali sono frutto della creazione cumulativa che la natura storica effettua, condizionate da un relativismo culturale avverso un assolutismo culturale;

Le trasformazioni delle società moderne, non possono e non devono determinare l’abbandono di quei principi fondativi che regolano il senso dell’appartenenza e della dignità umana.

Quando il rapporto tra individuo e comunità viene alterato da logiche di convenienza, opportunismo o mera gestione del potere, si assiste inevitabilmente alla dissoluzione del principio stesso di responsabilità collettiva.

Le comunità autentiche non si fondano sulla paura, sulla selezione arbitraria o sull’esclusione silenziosa, ma sul riconoscimento reciproco.

La negazione sistematica di tale riconoscimento determina inevitabilmente fratture profonde, spesso irreversibili.

È pertanto necessario riaffermare, senza ambiguità, che l’appartenenza non può essere concessa o revocata secondo criteri discrezionali o personalistici.

Essa rappresenta una condizione sostanziale fondata su storia, relazioni, memoria comune, dignità e partecipazione.

Nessuna struttura, nessun aggregato umano, nessuna maggioranza occasionale può legittimamente collocarsi al di sopra di tali principi.

La deriva personalistica e l’utilizzo strumentale delle relazioni sociali producono inevitabilmente alterazioni patologiche dei sistemi collettivi.

Per tale ragione, ogni individuo consapevole ha il dovere morale e civile di opporsi, con fermezza e lucidità, a tutte quelle dinamiche che determinano discriminazione, emarginazione o compressione della libertà sostanziale delle persone.

Il rispetto della persona umana, delle sue libertà, del suo diritto all’esistenza sociale e relazionale, non può essere subordinato a logiche di appartenenza selettiva.

Le degenerazioni dei sistemi chiusi producono sempre forme di impoverimento umano, culturale e morale.

Per questo motivo, la difesa dei principi universali non rappresenta soltanto un diritto, ma un preciso dovere storico e civile.

Le società e le comunità che dimenticano il senso dell’equilibrio, della giustizia e del rispetto reciproco, finiscono inevitabilmente per dissolvere se stesse.

È nella capacità di preservare libertà, dignità e pluralismo che si misura la reale maturità di qualsiasi struttura sociale.

E ogni volta che tali valori vengono compromessi, ogni uomo libero ha il dovere di prendere posizione.

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