L’Italia è la sconfitta dell’intelligenza naturale.
E’ il paese che aggredisce “ in nuce” il libero e rispettoso pensiero, dei meritevoli.
La sconfitta della capacità di riconoscere i propri limiti.
La sconfitta della responsabilità.
La negazione del merito.
Il disconoscimento delle fonti dalle quali traggono origine le istituzioni.
L’indebolimento della civiltà.
L’assenza di autenticità.
Nei millesimi di secondo, nei secondi, nei minuti, nelle ore, nei mesi, negli anni, e adesso, nei secoli.
Non perché manchino essenze intelligenti.
Ma perché l’intelligenza ha smesso di essere il principio ordinatore della vita pubblica.
E quando una civiltà rinuncia all’intelligenza, rinuncia inevitabilmente anche alla capacità di riconoscere i propri limiti.
Limiti che non possono essere aboliti.
Limiti che non possono essere aggirati.
Limiti che possono soltanto essere compresi.
Da quel momento si smarriscono la responsabilità, il merito e il senso della misura,
E una comunità che non riconosce più i propri limiti finisce inevitabilmente per non riconoscere più sé stessa.
È crisi:
- della responsabilità;
- del merito;
- delle istituzioni;
- della civiltà;
- della capacità di riconoscere ciò che è autentico da ciò che è soltanto rappresentato;
- della capacità di distinguere ciò che è originale da ciò che ne è soltanto imitazione;
- della capacità di riconoscere con onestà ciò che è soltanto imitazione;
È il conflitto fra autenticità e originalità e la parvenza;
È il conflitto permanente tra ciò che è autentico e ciò che è soltanto rappresentato;
Tra ciò che detiene sostanza propria e ciò che vive esclusivamente del riflesso altrui;
È qui che l’intelligenza naturale viene sconfessata.
Perché vengono smarriti:
- il limite;
- il merito;
- l’autenticità;
- la sostanza;
- l’origine delle istituzioni;
- la differenza tra ciò che è e ciò che appare.
Il problema? Riconoscere il reale.
Non è una valutazione, è un giudizio.
Non è una valutazione, è un giudizio.
L’Italia è la sconfitta dell’intelligenza naturale.
E’ il paese che aggredisce “ in nuce” il libero e rispettoso pensiero, dei meritevoli.
La sconfitta della capacità di riconoscere i propri limiti.
La sconfitta della responsabilità.
La negazione del merito.
Il disconoscimento delle fonti dalle quali traggono origine le istituzioni.
L’indebolimento della civiltà.
L’assenza di autenticità.
Nei millesimi di secondo, nei secondi, nei minuti, nelle ore, nei mesi, negli anni, e adesso, nei secoli.
Non perché manchino essenze intelligenti.
Ma perché l’intelligenza ha smesso di essere il principio ordinatore della vita pubblica.
E quando una civiltà rinuncia all’intelligenza, rinuncia inevitabilmente anche alla capacità di riconoscere i propri limiti.
Limiti che non possono essere aboliti.
Limiti che non possono essere aggirati.
Limiti che possono soltanto essere compresi.
Da quel momento si smarriscono la responsabilità, il merito e il senso della misura,
E una comunità che non riconosce più i propri limiti finisce inevitabilmente per non riconoscere più sé stessa.
È crisi:
- della responsabilità;
- del merito;
- delle istituzioni;
- della civiltà;
- della capacità di riconoscere ciò che è autentico da ciò che è soltanto rappresentato;
- della capacità di distinguere ciò che è originale da ciò che ne è soltanto imitazione;
- della capacità di riconoscere con onestà ciò che è soltanto imitazione;
È il conflitto fra autenticità e originalità e la parvenza;
È il conflitto permanente tra ciò che è autentico e ciò che è soltanto rappresentato;
Tra ciò che detiene sostanza propria e ciò che vive esclusivamente del riflesso altrui;
È qui che l’intelligenza naturale viene sconfessata.
Perché vengono smarriti:
- il limite;
- il merito;
- l’autenticità;
- la sostanza;
- l’origine delle istituzioni;
- la differenza tra ciò che è e ciò che appare.
Il problema? Riconoscere il reale.
Non è una valutazione, è un giudizio.
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