È un atto.
Si vede nelle scelte.
Nei silenzi che non fai.
Nei no che restano in piedi.
—
L’onestà non è gentile.
È esigente.
Ti espone.
Ti isola.
A volte ti costa.
—
Ma il punto è un altro.
Ogni volta che la verità manca,
qualcuno paga.
Nelle istituzioni.
Nel lavoro.
Nella vita quotidiana.
—
La vigliaccheria non è rumore.
È abitudine.
È dire mezzo.
È non decidere.
È lasciare che le cose scivolino.
—
Io, quando posso,
la fermo.
Non sempre ci riesco.
Ma non la giustifico mai.
—
Perché alla fine è semplice.
O tieni la linea,
o ti adatti.
E adattarsi, lentamente,
diventa complicità.”**
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