Politica e società non si incontrano davvero.
Non si riconoscono più.
Non parlano la stessa lingua.
Ed è un errore di impostazione, no un limite tecnico.
L’Italia separa ciò che invece vive insieme:
l’economia e il lavoro.
Quando li dividi, il sistema rallenta.
E il Paese respira a metà.
La mia proposta è semplice: un metodo unico che tenga insieme crescita e dignità.
Lo chiamo “Patto di realtà”.
Non arriva da modelli o teorie:
è la mia lettura di un Paese che oggi non regge più.
Tre pilastri, essenziali:
- Investimenti che generano lavoro vero.
Non trasferimenti episodici: lavoro.
Ogni euro deve produrre risultati misurabili e occupazione stabile. - Libertà di crescere per chi crea valore.
Condizioni, non privilegi.
Regole chiare, tempi certi, ostacoli ridotti all’essenziale.
L’intrapresa deve essere possibile per tutti: imprese, iniziativa individuale, libere professioni.
Se blocchi chi rischia del suo, blocchi tutto. - I redditi da lavoro devono seguire la produttività.
Se cresce il valore creato, una quota deve tornare a chi lo produce.
È equità, non intervento episodico.
È un modello in cui economia, lavoro, intrapresa e professioni si sostengono.
E la politica torna seria solo quando riconosce questa evidenza.
Ma il punto vero è un altro.
Come può respirare un Paese in cui i prezzi crescono più dei salari, i costi divorano il margine delle imprese e il risparmio delle famiglie si assottiglia ogni mese?
Non è teoria: è la vita quotidiana.
Un Paese non si governa parlando “di” economia, ma tenendo in ordine i meccanismi che la fanno vivere.
Io parto da questo: dal reale.
Da ciò che tocca le persone, senza filtri.
Perché un Paese torna a respirare solo quando qualcuno si assume il peso della verità
e mette mano dove gli altri hanno rinunciato.
Questa è la misura di un Patto di realtà.
Il resto è chiasso sterile che non cambia nulla,
perché senza responsabilità personale non esiste nessuna visione collettiva.
È lì che si decide se un Paese respira davvero
o continua a vivere a metà.
E per far tornare economia, politica e lavoro a parlarsi,
serve prima di tutto una cosa semplice:
far respirare il Paese, non le sue statistiche.
Perché un Paese non vive di grafici: vive di persone.
Lascia un commento