Nessuna polemica, questione di gusto.
In fondo aveva il culto del superuomo.
Anche se giocava a calcio.
Gioco di squadra? No.
Lo inquadro fra i “politicanti”.
Non mi appartiene.
Né come uomo, né come autore, né come simbolo.
E arrivo a fare qualcosa che non si dovrebbe mai fare: pronunciare la propria scomunica.
Giudicare un’idea, non un uomo.
Lontanissimo da me, per tempi, per spazi e per modi.
L’incarnazione dei limiti di certi pseudo-intellettuali della sinistra: il moralismo senza morale.
Non è sinistra visionaria.
Non è centro visionario.
Non è destra visionaria.
È l’autoreferenzialità fatta pensiero.
Sono gli stessi che si confondono con la destra quando “conserva” per pura e astratta conservazione.
Riteneva di poter misurare l’intelligenza altrui, autodefinendosi “spirituale” ma non credente.
In realtà, non c’è spiritualità senza responsabilità.
Metto in discussione la presunta capacità di leggere le contraddizioni del proprio tempo e, soprattutto, di tradurle in proposta.
I ragazzi sono liberi di prenderlo ad esempio.
Ma la verità è semplice: filosofeggiava senza filosofia.
Denunciava le storture del mondo, ma non sempre guardava dentro di sé.
Mi dissocio, in modo netto e personale.
Perché dietro la maschera della ribellione spesso si cela un moralismo estremo, un compiacimento della miseria, un’ossessione per la purezza che si traduce in giudizio verso chiunque non rientri nello schema.
Sul piano umano, il silenzio che circonda certi miti non è libertà: è ipocrisia culturale.
La grandezza intellettuale, sindacabile per chiunque, compreso il mio “intelletto” che non diviene mai intellettualismo, come scorgerete, non può diventare scudo per la mancanza di misura morale.
Non lo giustifica.
E non faccio la morale a nessuno.
La cultura non è un altare.
Non è dogma, non è liturgia, non è idolatria.
È responsabilità.
E io, da cittadino e da uomo libero, scelgo di non riprodurre nessun idolo, soprattutto quando la presunta grandezza intellettuale si sostituisce alla verità umana.
Mi tengo distante. A 360 gradi.
Perché la vera libertà è non avere maestri obbligati.
Si riconoscono, si proteggono, si rispettano.
Si ascoltano senza interrompere.
Non è il caso dei miti costruiti.
La moda che diventa modismo: senza marca, senza sostanza.
Lascia un commento